Quando pronunciamo il nome Carinzia, ci appare il mondo lungo la Drava; volgiamo lo sguardo al Dobrač, all’Obir e alla Peca, sentiamo i canti della Rož, della Podjuna e della Zila e, quando in questo mondo scaviamo nel lontano passato, troviamo le tracce degli Illiri, dei Celti e dei Romani, che prima degli Sloveni e della Carantania di Samo dominarono questo territorio.
La Carinzia con Klagenfurt, Maria Saal e Villach fa parte del nostro passato. La Carinzia del XX secolo, la Carinzia in Slovenia, è invece il mondo lungo la Meža, la Mislinja e la Drava; qui si innalzano le ultime cime delle Caravanche e fin qui si estende il Pohorje, ricoperto di boschi. Quasi parallelamente, sull’altra sponda della Drava, si ergono i pendii scoscesi del Kozjak o Kobansko. Qui, in un territorio geograficamente variegato, da ottant’anni corre il confine settentrionale dello Stato; in precedenza, invece, i confini naturali dividevano la regione tra Carinzia e Stiria.
Con la dissoluzione della monarchia austro-ungarica, alla fine della prima guerra mondiale, Črna, Mežica, Prevalje, Ravne e Dravograd facevano parte della Carinzia, del distretto giudiziario di Pliberk e Labot. Le località lungo la Drava, da Muta a Vuhred, costituivano il distretto di Marenberg (Radlje), mentre il distretto di Slovenj Gradec si estendeva, nel bacino della Mislinja, da Otiški Vrh a Huda luknja. Alla confluenza dei tre fiumi e nelle valli della Drava e della Meža, dopo la prima guerra mondiale, i soldati di Malgaj e Maister combatterono per il confine settentrionale; a Dravograd e a Poljana i soldati morirono ancora nell’ultima battaglia contro il fascismo e il nazismo; nel 1991, da Logarska dolina, passando per Holmec e Vič, fino a Radlje, difesero con successo il confine settentrionale dello Stato e ottennero la partenza dell’esercito jugoslavo.
Autrice del testo: dr. Karla Oder